conséquences 5G
Qui la Terra

Quali sono le conseguenze ambientali del 5G?

Già operativo in paesi come la Cina e la Corea del Sud, il 5G è sempre più atteso in Europa. Per definire questa nuova tecnologia, si tratta della quinta generazione di comunicazione senza fili che succede all’attuale 4G. Messo a punto per rispondere al crescente volume dei dati e dell’attività digitale moderna, il 5G consentirà una maggiore capacità di comunicazione e di archiviazione.  A tale scopo, questa tecnologia richiede una larghezza di banda passante fino ad ora inedita dell’onda millimetrica: da 30 a 300 GHZ. 

In Italia, le prime offerte dovrebbero essere lanciate entro la fine dell’anno se le attuali condizioni legate al Covid-19 continuano a permetterlo.

Tema molto dibattuto fino a qualche anno fa, la tecnologia del 5G è lungi dal raccogliere il consenso generale poiché, oltre alle possibilità digitali che offre, fa anche temere un disastro ecologico senza precedenti su scala mondiale.

“Osare: il progresso si ottiene solo così” diceva Victor Hugo ne I Miserabili. Ma a che prezzo?

Un significativo incremento dei ripetitori

Se ci si interessa alle attuali infrastrutture necessarie per l’implementazione del 4G, le reti mobili fanno ricorso ad antenne che trasmettono i segnali uniformemente in tutte le direzioni. L’integrazione della rete 5G in Italia verrà realizzata progressivamente  tra il 2020 e il 2025 e comporterà degli investimenti significativi e concentrati.
 Tale integrazione avverrà facendo ricorso all’attuale infrastruttura ma richiederà anche antenne “intelligenti” nonché altre piccole antenne che verranno disposte direttamente all’interno degli edifici e di mobili urbani.

Di conseguenza, questa tecnologia richiederà una massiccia implementazione di antenne a livello nazionale con in media il 30% di siti supplementari, in particolare in area periferica, per essere in grado di proporre una copertura equivalente a quella del 4G. E bisognerà averne il triplo nelle zone rurali per garantire una connessione ad alta velocità almeno pari a 8 megabyte al secondo.

Lo scopo è di consentire, a lungo termine, un funzionamento su diverse bande di frequenza per fornire circa 50 volte l’attuale capacità del 4G tramite onde centimetriche, all’inizio pari a 3,5 GHZ, e poi millimetriche quando verranno utilizzate le frequenze della banda 26 GHZ.  

Queste onde garantiranno dunque una maggiore connettività nonché una più rapida esecuzione (tempo di trasmissione diviso per 10) degli oggetti connessi che sono sempre più numerosi nelle nostre case, ma anche nelle nostre aziende.  

In Italia, c’è già stata l’implementazione in qualche grande città, poi una copertura più ampia è prevista per i prossimi anni, per i due terzi della popolazione, con un target prioritario nelle zone industriali.

In un’era digitale e in un mondo iperconnesso, sembra difficile resistere a una tale efficienza, ma il rovescio della medaglia è uno scenario catastrofico per l’ambiente.

Un disastro ecologico senza precedenti

L’altra faccia della tecnologia 5G non è affatto rassicurante per il pianeta.  Il volto nascosto del digitale rappresenta un inquinamento invisibile, difficilmente controllabile, e gli utenti di internet sono sempre più numerosi e sempre più esigenti sul loro consumo.

Frédéric Bordage, specialista francese del digitale, responsabile e fondatore del sito Green IT.fr constata peraltro che Più banda passante si ha, e più se ne consuma […] È come quando si è passati dal pozzo all’acqua corrente, il consumo d’acqua per abitante è aumentato significativamente, senza fare attenzione, come prima, a non sprecare la risorsa”. Oggi, succede lo stesso per il digitale, poiché quest’incremento si rivela profondamente nocivo per l’ecologia se si prendono in considerazione le quantità astronomiche di materiali indispensabili per la costruzione di queste centinaia di milioni di antenne necessarie per il funzionamento del 5G. E soprattutto per quella di miliardi di oggetti connessi le cui fasi di fabbricazione contribuiscono all’esaurimento delle risorse non rinnovabili come le energie fossili e i minerali troppo spesso estratti da bambini in condizioni inumane.

Altro punto preoccupante in questa folle corsa tecnologica: miliardi di dispositivi connessi diventeranno, in pochi anni, altrettanti rifiuti (spesso poco riciclabili), poiché diventeranno rapidamente obsoleti a causa della loro incompatibilità con il 5G. Bisognerà sostituire questi dispositivi esistenti divenuti “vetusti” e produrne altri in centinaia di miliardi di esemplari. 

Il bilancio ecologico dell’operazione, già molto pesante, verrà ulteriormente aggravato: esaurimento delle risorse non rinnovabili, inquinamento dell’acqua, distruzione dei suoli provocata dall’estrazione dei minerali e una maggiore produzione di emissioni di gas a effetto serra.

La smisurata impronta di carbonio del sovraconsumo

Generando significative emissioni di gas a effetto serra, l’industria del digitale fa parte delle industrie che generano maggior inquinamento, dall’estrazione delle materie prime dedicate alla fabbricazione dei dispositivi elettronici, fino al loro utilizzo e riciclaggio quando arrivano a fine vita. Secondo un rapporto di The Shift Project dell’ottobre del 2018, il digitale emette oggi il 4% dei gas a effetto serra su scala mondiale, e il suo consumo energetico aumenta ogni anno del 9%. Con l’emergere del 5G, il consumo di energia degli operatori mobili potrebbe essere moltiplicato per 2,5 o addirittura per 3 nei prossimi cinque anni, ciò equivale ad un aumento del 2% del consumo elettrico solo per l’Italia.

Quest’inquinamento digitale, chiamato adesso E-pollution, contribuisce a rendere internet il terzo elemento maggiormente inquinante dopo la Cina e gli Stati Uniti ma l’inquinamento digitale potrebbe arrivare al primo posto entro il 2030 se non viene realizzato nessuno sforzo da parte degli utenti per ridurre i consumi.  Azioni quotidiane che sembrano irrilevanti come il semplice fatto di guardare un film su Netflix, di giocare a un videogioco sullo smartphone o di lavorare in videoconferenza hanno invece un impatto enorme sul pianeta.

Con lo sviluppo degli oggetti connessi (che vanno dallo spazzolino alla lavatrice passando per le lampadine e addirittura i calzini… ebbene sì, esistono anche i calzini connessi!), le emissioni di onde, l’uso delle risorse e l’impronta di carbonio aumentano.

Infine, volendo disporre di più banda larga, di meno latenza e di più grandi capacità di rete, gli utenti rischiano di privilegiare le reti mobili a scapito di quelle fisse, ciò avrebbe come conseguenza di sollecitare ulteriormente i ripetitori molto più energivori delle infrastrutture in fibra ottica.   

Come avrai sicuramente capito, il 5G porta con sé una serie di brutte sorprese per il pianeta che ne farebbe volentieri a meno, ma con un 6G già in fase di sviluppo (la cui uscita è prevista entro una decina d’anni), con una velocità di trasferimento dati espressa in terabyte, e un 7G previsto per gli anni 2040, il futuro del pianeta non sembra molto roseo. Purtroppo, senza una reale implicazione e sensibilizzazione degli industriali (a cominciare dai produttori di telefoni) e dei consumatori, la situazione è destinata a peggiorare.

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