eco-ansia
Qui la Terra

Come evitare l’eco-ansia?

Tra l’estinzione di 2 specie di vertebrati all’anno, l’avvelenamento del nostro ambiente, l’esaurimento delle risorse naturali e l’aumento del rischio di catastrofi naturali, è in arrivo un nuovo flagello che colpisce già molte persone: l’eco-ansia. Ma c’è una buona notizia: se canalizzata in modo opportuno, l’eco-ansia può trasformarsi in una forza di cambiamento. A patto di riuscire a superare prima la sorella minore che ha un nome altrettanto esplicito: l’eco-paralisi.

L’eco-ansia: la paura del cambiamento climatico

Dato che il nome è abbastanza esplicito, capire il concetto non dovrebbe essere difficile. L’eco-ansia è la sensazione di paura, talvolta mescolata a rabbia, provata a causa del riscaldamento climatico, ai suoi effetti e all’inerzia dei governi e delle persone in questo contesto. Può essere accompagnata da un’eco-paralisi, una terribile sensazione d’impotenza o addirittura di esaurimento. Insomma, uno scenario poco gioioso…

Ti dice qualcosa? Hai dei sudori freddi e provi una sensazione d’angoscia leggendo quest’articolo? Forse anche tu sei colpito da questo malessere. Ma prima di spegnere il PC per andare a piangere al buio, leggi qui sotto. Forse non è una brutta notizia.

Sappi comunque che non sei l’unico a provare questa paura. L’eco-ansia è stata sempre presente nei militanti ecologisti. E poi, tra i contaminati di questa nuova epidemia, ci sono anche gli scienziati specializzati nel clima. Quelli che hanno scritto l’ultimo rapporto del GIEC, ad esempio. Per avere le idee più chiare, dai un’occhiata al sito “Is This How You Feel“.

Una buona notizia, dici?

Caroline Hickman della Climate Psychology Alliance formula le cose così: “[l’eco-ansia] non è una malattia né un disturbo del sonno ma una reazione assolutamente normale e sana.” 

Quindi non sei pazzo ma realizzi semplicemente che il mondo intorno a te sta male e la cosa ti fa paura. Non c’è niente di più normale! Ti abbiamo rassicurato? No?   

Senza l’eco-ansia, non ci sarebbe Greta Thunberg, non ci sarebbero le mobilitazioni scientifiche in tutto il mondo per studiare il riscaldamento climatico e mandare segnali d’allarme, non ci sarebbero le azioni cittadine e le ONG ambientaliste. E sicuramente Back Market non esisterebbe!

Per dirla tutta, senza eco-ansia, rischieremmo di trovarci in un vicolo cieco… Senza neanche rendercene conto!

Allora, invece di fuggire, accettiamo questo disagio permanente che ci spinge ad agire e ad immaginare nuove alternative. E per vincere l’eco-paralisi, ecco qualche azione da attuare già da oggi per modificare il proprio comportamento.

Da dove iniziare?

Secondo il Commissariato generale per lo sviluppo sostenibile francese (CGDD), quasi il 70% delle emissioni di gas a effetto serra provengono dalle abitazioni, dagli spostamenti e dall’alimentazione. Allora cominciamo da qui.

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1. Ridurre il consumo di carne

Gli allevamenti emettono circa 7 miliardi di tonnellate di CO2 all’anno, ossia più degli Stati Uniti e dell’Italia messi insieme. Anche se non vuoi diventare vegano o vegetariano, puoi comunque ridurre il consumo settimanale di carne o smettere di mangiare solo alcuni tipi di carne. È già un ottimo inizio.

  • Produrre 1 kg di carne d’agnello emette 39 kg di GES.
  • 1 kg di carne di manzo emette 27 kg di GES (e 13.500 litri d’acqua).
  • 1 kg di carne di maiale emette 12 kg di GES (e 4.600 litri d’acqua).
  • 1 kg di carne di tacchino emette 11 kg di GES.
  • 1 kg di carne di pollo emette 7 kg di GES (e 4.100 litri d’acqua).

Se scegli la carne di tacchino o di pollo eviti, per quanto possibile, gli allevamenti industriali che inquinano l’acqua.

2. Se possibile, scegli un’abitazione con un buon isolamento e vacci piano col riscaldamento!

Due consigli per ridurre l’impronta ecologica della tua abitazione:

  • Il riscaldamento conta per il 68% del consumo finale di energia del settore residenziale. Prediligi perciò i riscaldamenti collettivi ed evita i radiatori elettrici. E se hai freddo, infilati un maglione!
  • Quando cambi abitazione, dai un’occhiata alla Scheda di dichiarazione ambientale e sanitaria, che valuta la qualità ambientale dell’edificio.

3. Prediligi i mezzi di trasporto non inquinanti o i trasporti pubblici

La camminata a piedi, la bici, i roller, il monopattino, lo skateboard. I mezzi di trasporto non inquinanti in città sono tantissimi. E non sono per forza vincolanti! Per tragitti inferiori a 1 km, il 58% delle persone attive usa il proprio veicolo mentre la bicicletta è il mezzo di trasporto più rapido per tragitti di 1-5 km. E se hai qualche dolore o il tuo lavoro è troppo lontano, scegli i mezzi pubblici!

4. Acquista prodotti ricondizionati e rivendi i dispositivi che non ti servono più

E poi, c’è un altro settore in pieno sviluppo, ancora poco conosciuto per l’inquinamento che produce: il settore digitale. L’industria del digitale rappresenta il 4,2% del consumo di energia primaria ed emette il 3,8% dei gas a effetto serra mondiali. La sua impronta è quindi 2 o 3 volte superiore a quella dell’Italia.

Ci sono così tante cose da fare per ridurre l’impronta digitale che quest’argomento merita un intero articolo:

In due parole:

  • Acquistare un prodotto elettronico ricondizionato, significa evitare l’80% dell’impatto ecologico rispetto all’acquisto di un prodotto nuovo.
  • Puoi rivendere gli apparecchi che non usi più: esistono stabilimenti specializzati nella riparazione o nel recupero di pezzi essenziali.
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